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di Bruno Termite
NARCISISMO E PROVOCAZIONE
"Vent'anni fa ho trovato, in un angolo di casa, una scatola in legno che conteneva alcuni tubetti di colore ad olio: un bianco, un verde scuro, un verde più chiaro, un azzurro, forse un giallo...; mancavano il rosso e il nero...". Comincia così il primo colloquio con Mario Tavernaro motivato da un senso di curiosità per capire un po' di più del suo modo di dipingere. soprattutto sulla sua iniziazione alla pittura. Poco prima del Natale del 1997, è venuto a trovarmi a Villa Benzi Zecchini per chiedermi di fissargli un appuntamento. L'espressione del volto un po' confusa, si è affacciato alla porta del mio studio, deciso 'questa volta' a parlarmi direttamente e per propormi una mostra dei suoi quadri.


Confuso, Perchè?

Mi racconta di aver provato più volte a fermarsi, a entrare, a chiedere; non ne ha avuto il coraggio. il disagio era evidente e le ragioni, chiarite di lì a poco. consistevano; nella austerità della villa. Forse, nell'impressione che aveva ricavata da alcune mostre di pittura allestite in quella sede precedentemente (talune di una certa importanza dal punto di vista artistico); e, mi confessa. manifestando l'imbarazzo a volersi confidare, che lo intimoriva l'incontro con una persona schietta, decisa, senza mezzi termini, che di pittura ne sapeva sicuramente. Lo faccio accomodare e cerco di metterlo a proprio agio. Quella scatola di legno ha del misterioso. Di fronte alla mia perplessità, mi svela subito che quella era di proprietà della sorella Laura (lei stessa aveva tentato, a suo tempo. un timido approccio alla pittura). "Ho fatto il primo quadro impastando quei colori con le dita, e, sempre con le mie dita, ho fissato alcune impressioni sulla prima tela...". L'emozione che lo pervade. gioca un ruolo senza alcun dubbio determinante sul suo comportamento: la materia nuova di cui si serve lo impressiona fortemente; quasi per magia. Essa, si fa obbediente ad ogni segno che fissa; la materia gli concede di esprimersi con tutta libertà la tratta come lui desidera, la adatta alla sua esperienza ne fa un tutt'uno. Ancora stupisce sentir parlare M. T. della sorella Laura che ricorda.... Il legame affettivo con Laura è sempre stato fortissimo, quasi morboso; "...ci amavamo molto. ci siamo voluti tanto tanto bene; eravamo più due amici che due fratelli...", afferma. Laura, per incanto. E' la persona che lo incoraggia più di tutti a dedicarsi a tempo pieno a dipingere. tant'è che per lei i miei quadri erano tutti belli, bellissimi. La sorella Amica, quindi. interviene sulla vocazione artistica e cede al fratello, simbolicamente, gli strumenti di lavoro quasi come a trasmettergli un messaggio che gli proviene dal suo intimo, a consegnargli il suo testamento spirituale. erede universale del suo pensiero. delle sue aspirazioni. Mi parla dicendomi esattamente questo; lo riporto. in parte. come me lo ha trasmesso; certo trascrivo ciò che mi sembra più significativo in quanto da esso potrebbe emergere la probabile origine dell'ispirazione pittorica del nostro. Riprenderemo questa riflessione un po' più avanti. Il conversare di M.T., con tonalità piuttosto alte (scandisce le parole che pronuncia. modula il timbro della voce a seconda delle emozioni che lo investono) racconta di un sogno che gli permette di esprimere senza indugi quell'energia interiore che dice di possedere in un'assoluta necessità di liberare. All'inizio del suo percorso, come succede spesso, la pittura è uno sfogo, adagio adagio si trasforma da interesse occasionale ad attività dominante e gli dedica buona parte del suo tempo libero. Autodidatta, quindi, senza nessun accostamento ad altre esperienze. autonomo da qualsiasi influenza esterna, non si rifà a nessun pittore particolare pur riscontrando - lo dichiara apertamente - un contagio di breve durata, inevitabile d'altronde, quando giovanissimo ha occasione di frequentare più volte la Galleria d'Arte privata di Salvator Dal a Figueras. nelle vicinanze di Barcellona (l'artista. vecchio e stanco vi trascorreva la stagione del tramonto terreno). Poi Tavernaro si stacca interamente da ogni legame affettivo, abbandona i suoi primi amori della pittura di Pablo Picasso, ed intraprende il viaggio da solo alla scoperta di altre emozioni ispiratrici. Frequenta gallerie d'arte in Italia e all'estero. A New York subisce il fascino della città dell'inverosimile, delle contraddizioni. delle spaccature, delle novità che partoriscono continue novità. E' forte il legame con quella metropoli e quando può, raggiunge quella meta e vi soggiorna quel tanto che gli è sufficiente per immergersi in quell'impasto di suoni, di immaginazioni. di situazioni di vita travolgenti e di inebriarsi. Almeno quattro. quindi, sono i motivi che hanno iniziato M.T. alla pittura. L'incontro casuale (o causale) con i primi colori trovati per caso: lo strumento essenziale della comunicazione grafica; il rapporto affettivo con Laura, la sorella che lo incoraggia, lo sprona, lo assiste nella prima pittura; la forte carica emotiva interiore; i contatti frequenti con le diverse espressioni pittoriche attraverso le visitazioni alle gallerie d'arte ovunque. Caratterizza la pittura di M.T un sentimento di ribellione nei confronti di tutto e di tutti, un rifiuto meditato di associarsi e di accettare modelli o schemi precostituiti, pur riconoscendo ammirato i talenti indiscussi di moltissimi artisti di epoche diverse. Non è un voler apparire diverso ad ogni costo applicandosi in una ricerca maniacale di un non visto fino ad oggi; non è assolutamente così lui ha da dire la "sua" e tale esigenza appare chiara ed è nota specie a chi frequentandolo amichevolmente ha conosciuto gli aspetti più spiccati del suo carattere; così la sua pittura è anticonformista, vibrante di una spontaneità originale, frutto di una ricerca sofferta durata anni, personalissima, solitaria, quasi inesauribile. La sua è una indagine frenetica che fissa istantanee, immagini, idee, impressioni flash, in un perdurare di confronto prima-dopo in cui mescola spesso ad un entusiasmo quasi adolescenziale un risultato che attiene all'incertezza di colui che non è ancora soddisfatto e deve far presto e vuole arrivare a cavar fuori dal suo profondo io quel qualcosa di nuovo, di non detto, di innovativo che c'è ancora, di suo, e che sente esserci: ci sembra che di suo ci sia non poco da descrivere. Ci rende ancora discreti osservatori, dietro la finestra del tempo, senza ambizioni pretestuose di sfida, sapere ciò di cui Tavernaro, in un momento successivo, sarà capace di offrire come artista. Al di à del suo schietto compiacimento, a volte con sfumato narcisismo - nota assai comune in chi si rapporta alle sue opere come di fronte alla visione della nascita di se stesso - gli va riconosciuta una capacità irruenta e provocatoria di dipingere che fa intravedere l'imporsi di una pittura in cui emerge una volontà decisa ad autonomizzarsi, a volte esasperata per ciò non priva di una sua originalità, soprattutto se vista in prospettiva di un suo impegno da definirsi. Tavernaro muove i suoi primi passi ed è consapevole di confrontarsi per la prima volta con spazi più ampi in cui la critica sara altrettanto libera di esprimere un suo giudizio. Lo ospitiamo a Villa Benzi Zecchini dimostrandogli una fiducia serena. convinti che il pittore, perseverando, sapra darci interessanti risposte artistiche in un prossimo futuro.