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di Massimo Brusadin
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di Massimo Brusadin
Asolo? Le origini.
Solo? La quotidianità degli esseri viventi.
(A)Solo? L’Anarchia della solitudine.

Un percorso attraverso la manipolazione della materia e del colore. La dimostrazione che la solitudine è parte della condizione umana, come tale quindi, è espressione di armonia e autenticità.
Mario Tavernaro presenta la sua visione della solitudine. Una moltitudine di personaggi apparentemente soli che talvolta si incontrano, si fondono e poi si riallontanano lasciando legami artistici di sublime bellezza. Ogni quadro, ogni scultura raccontano la loro storia. Fermandoci ad osservare attentamente le curve di questi volti, quasi mai definiti, riusciamo a percepire l’attimo che ci vogliono narrare in tutta la loro complessità.
Dall’Ultimo Girone al Paradiso Terrestre passando per il quotidiano vivere dove un Macellaio, un Saldatore, un piccolo Adolf, una Famiglia, un Panettiere, un Pugile buono, uno Scrittore e un Duplicatore di chiavi ci vengono presentati e ci coinvolgono raccontando la loro essenza attraverso pochi ma elevatissimi dettagli iconografici. Non ci si stanca di guardare queste opere. Non ci si stanca di farsi stupire ogni volta che, fra le pennellate o gli interventi materici, un nuovo angolo di vita, una nuova prospettiva si aprono ai nostri occhi trascinandoci in un’inattesa dimensione artistica.
Mario Tavernaro gestisce con proverbiale abilità artistica i sentimenti della vita umana regalandoci una completa galleria di personaggi, a volte spigolosi, a volte soavi ma sempre assolutamente autentici e diretti. La sacralità dell’arte viene celebrata attraverso sapienti gesti che fondono e riscompongono la materia per poi restituircela rigenerata e carica di nuove folgorazioni cromatiche talvolta energiche e sovente rarefatte e pulite.
Il tragitto che Mario Tavernaro abilmente ci suggerisce, condurrà l’attento osservatore attraverso un’inestinguibile fonte di sensazioni palpabili ed avvolgenti, che impongono riflessioni approfondite per riscoprire sentimenti celati, sepolti da un’infinità di gesti e occasioni ripetute ogni secondo, ogni ora, ogni giorno, ogni anno portandoci a divenire archetipi delle nostre stesse vite.